Laurearsi al Bo

Era tradizione che il neo dottore uscisse a calci dal cosiddetto Cortile antico del Palazzo del Bo, dal cui loggiato superiore si accede, oltre che all'Aula Magna, alle sale di laurea delle varie Facoltà.

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Questa parte del Palazzo era occupata nel XV secolo dall'Hospitium Bovis, un albergo tra i più rinomati della città per pregio architettonico, dimensioni e spaziosità.
Nel 1493 l'Hospitium Bovis fu acquisito dall'Università Leggista, che qui trasferì le sue aule. Verso la metà del Cinquecento, il Governo della Serenissima e l'appena istituita Magistratura dei Riformatori allo Studio intervennero sull'assetto dell'università padovana con decise operazioni di riordino amministrativo, organizzativo e didattico. Sul piano edilizio, tali operazioni e intenti trovarono concreta espressione nella realizzazione di un luogo in cui concentrare gran parte delle attività accademiche e che, al contempo, avesse un alto valore simbolico: che fosse, come ebbe a dire il Podestà Matteo Dandolo nel 1547, "L'anima di essa città".
Responsabile del progetto relativo al cortile quadrato con doppio loggiato – dichiaratamente 'all'antica'- fu l'architetto Andrea Moroni (1500-1560), in quegli stessi anni impegnato in diversi complessi pubblici cittadini, tra i quali degno di nota è innanzitutto Palazzo Moroni, oggi sede del Comune.
Col tempo, vennero acquistati anche gli edifici a sud di questo primo nucleo; risale agli anni del Rettore Carlo Anti (1932-1943) un importante intervento edilizio che interessò l'ala più meridionale, che gravita attorno al Cortile nuovo. In questa occasione, in stretta e felice collaborazione con l'architetto milanese Gio Ponti (1891-1979), Carlo Anti avviò anche una intensa opera di decorazione di Palazzo Bo: in pochi anni (1940-1942) furono realizzate le molte opere (affreschi, sculture, mosaici, ornamenti in vetro, arredi) che oggi si possono ammirare negli ambienti del Rettorato, nel Cortile nuovo e nelle Aule che vi si affacciano, nelle Sale di laurea.

LA SALA DEI QUARANTA

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La sala di accesso all'Aula Magna dell'Università prende il nome di Sala dei Quaranta dai ritratti a figura intera degli studenti stranieri (inglesi, tedeschi, francesi, svedesi, polacchi, russi, ungheresi, croati, albanesi, armeni, greci, ecc.) che, laureati a Padova, divennero medici, scienziati, giuristi o letterati di grande fama e riportarono il sapere qui acquisito nei loro Paesi di origine: da T. Linacre (medico di Enrico VIII) al famoso W. Harvey, dal polacco Witelo all'ungherese Bathory (eletto nel 1575 re di Polonia). Insomma, i "prodotti eccellenti" dell'università del passato, proposti a modello per il futuro del nuovo Ateneo!
Le pitture, a tempera su tela, vennero realizzate nel 1942 dal pittore milanese Giacomo Dal Forno (1909-1989).
All'interno della Sala si possono ammirare inoltre gli stendardi storici delle Facoltà universitarie, realizzati nel 1922, e la cattedra utilizzata per le sue lezioni da Galileo, che in origine era collocata all'interno dell'Aula Magna, allora Scuola Grande dei Leggisti, ossia la sala più ampia, adatta ad accogliere il gran numero di studenti e uditori attratti dalle sue lezioni.
La Sala dei Quaranta è stata a lungo usata per le lauree delle Facoltà di Scienze politiche, Statistica e Farmacia.

LA SALA DI LAUREE DELLA FACOLTÀ DI GIURISPRUDENZA

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Già sede, a partire dal 1627, del Collegio Veneto, istituzione preposta a conferire le lauree senza la professio fidei a studenti di fede non cattolica, la Sala presenta oggi, sulla parete di fondo, un affresco di Gino Severini (1883-1966), pittore e mosaicista di rinomanza internazionale, che raffigura Venezia dominatrice, tra la Giustizia e la Pace, che accoglie il parere del Collegio dei dottori giuristi padovani (1940-1942). Vi si riconoscono al centro le tre personificazioni (la Giustizia che reca in mano una bilancia, Venezia con il piede posato sul leone accovacciato, la Pace con un fascio di spighe), alla sinistra i giuristi padovani in toga e a destra il Doge con la sua corte; sullo sfondo si aprono due grandi vedute, rispettivamente di Padova e di Venezia.

LA SALA DI LAUREE DELLA FACOLTÀ DI LETTERE E FILOSOFIA

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La Sala ha una lunga storia: si tratta della sala superiore di un preesistente edificio medievale, e conserva ancora il soffitto a travi in legno del XIV secolo; a partire dalla seconda metà del Seicento fu usata come sala per le lauree e le cerimonie accademiche, fino al 1854, quando venne qui allestito il Museo di Geologia, per rimanervi sino al 1930.
L'affresco che decora la parete alle spalle del tavolo della commissione è del pittore Bruno Saetti (1902-1984) e rappresenta la Disputa sull'immortalità dell'anima fra averroisti e aristotelici (1940-1941). Non si tratta di un evento reale: infatti, lo scontro tra i protagonisti Pietro Pomponazzi, Agostino Nifo e il cardinale Contarini ebbe luogo attraverso i loro scritti, nel periodo che va dal 1462 al 1525. Nell'affresco compaiono inoltre Averroè, Pietro d'Abano, Aristotele e San Tommaso, a rappresentare i fondamenti teoretici della disputa, e, dietro il gruppo centrale, il ritratto dell'artista stesso.

LA SALA DI LAUREE DELLA FACOLTÀ DI MEDICINA

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La Sala occupa il primo piano dell'antica Domus monetae, di cui conserva il soffitto medievale e parte delle decorazioni alle pareti. La sala contiene molte testimonianze della storia dell'Università: il rilievo a mandorla con il Redentore, forse già collocato in una delle prime sedi universitarie di via San Biagio; ritratti di medici e anatomisti che operarono in Padova, alcuni dei quali fatti realizzare da Giovan Battista Morgagni per il suo studio; i crani di alcuni professori che donarono il corpo alla scienza. Sulla parete alla sinistra di chi entra è il grande affresco delle Anatomie (1942) del celebre pittore futurista Achille Funi (1890-1972): l'artista, incaricato dal Rettore Carlo Anti di rappresentare lo svolgersi di una lezione di anatomia nel vicino teatro anatomico, preferì, invece, realizzare un'opera più simbolica, raffigurando corpi umani dai quali la pelle si apre lasciando intravvedere muscoli, ossa e vene. Le sculture classiche presenti tra le figure e nella parte inferiore dell'affresco sono un omaggio al Rettore Anti, archeologo. La parete di fronte all'ingresso reca inoltre l'immagine ad affresco della Fama che scrive il nome di Morgagni nel libro della storia, anch'essa eseguita nel 1942 da Achille Funi.

LA SALA DI LAUREE DELLA FACOLTÀ DI SCIENZE

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Dal 1734 al 1854 la Sala ospitò le collezioni naturalistiche di Antonio Vallisneri, docente di medicina pratica, donate all'Università dal figlio. Due pareti della Sala presentano decorazioni a encausto realizzate da Ferruccio Ferrazzi, pittore e scultore romano (1891-1978): la prima celebra Galileo Galilei (1940-1942), che a Padova insegnò dal 1592 al 1610, e in quel periodo perfezionò il cannocchiale, come rappresentato al centro della parete; la seconda opera raffigura invece l'Aurora che sorge dal mare (1942-1943), e fu un dono dell'artista all'Ateneo.
Dal soffitto della sala pende la sfera armillare che in passato era collocata sulla torre campanaria dell'Università, e che lungo la fascia dello zodiaco reca la data del 1581. L'altorilievo a stuccoforte alla destra di chi entra, raffigurante alcuni Professori della Facoltà di Scienze all'epoca della sua decorazione (1942), è opera dello scultore padovano Luigi Strazzabosco (1895-1985).